"Inchiesta su Gesù", scritto insieme al biblista Mauro Pesce, stroncato da "Civiltà cattolica"
Il volume, tra i best seller dell'anno, è una ricostruzione della figura storica di Cristo
I gesuiti contro il libro di Augias
"Attacco frontale alla fede cristiana"
La copertina del libro
ROMA - Ai gesuiti non è piaciuto il libro su Gesù. La Civiltà Cattolica, autorevole rivista della Compagnia di Gesù, pubblica nel prossimo numero una dura recensione di Inchiesta su Gesù di Corrado Augias e Mauro Pesce, pubblicato nel settembre scorso da Mondadori, uno dei volumi più venduti della stagione.
A firmare l'articolo, che suona come una vera e propria stroncatura, è padre Giuseppe De Rosa che definisce il libro "un attacco frontale alla fede cristiana". "Soprattutto dispiace il fatto, storicamente ed esegeticamente ingiustificato - scrive il critico gesuita - che in tale volume sia contenuto obiettivamente, quali che siano state le intenzioni dei due autori, un attacco frontale alla fede cristiana".
Secondo Civiltà Cattolica, il libro di Augias e Pesce sostiene che il cristianesimo abbia falsato la figura di Gesù "cristianizzandolo" e facendone quello che egli non sarebbe stato. Sarebbe perciò falso tutto ciò che la fede cristiana professa riguardo a Gesù. A questa presentazione, padre De Rosa muove alcuni rilievi critici che contestano le principali affermazioni del volume.
Il più forte di questi rilievi riguarda il fatto che nel libro di Augias e Pesce "viene negato il cristianesimo nella sua totalità: sono negate, infatti, tutte le verità cristiane essenziali, quali la divinità di Gesù, la sua incarnazione, la sua concezione verginale, il carattere redentivo della sua morte, la sua risurrezione dalla morte". Padre De Rosa definisce poi "assolutamente inaccettabile proprio sul piano della storia" la frattura che il professor Pesce (uno dei massimi biblisti italiani, ndr) pone tra il "Gesù della storia" e il "Gesù della fede", perché "in realtà questa frattura non esiste".
Una critica che Augias, già oggetto di una dura presa di posizione del quotidiano dei vescovi l'Avvenire, non sente di condividere. "Privato del suo mantello teologico - spiega - Gesù diventa una figura più affascinante, perché più drammatica, più fragile, una figura da amare, che si capisce molto meglio senza fede". Quanto all'accusa di "attaccare frontalmente" la fede, la replica di Augias è altrettanto ferma: "Noi ci limitiamo ad analizzare Gesù dal punto di vista storico, al pari di Alessandro Magno o Giulio Cesare, altre grandi figure che hanno cambiato il corso degli eventi: se davanti a questo la fede barcolla, povera fede".
"Si tratta comunque - conclude l'autore riferendosi anche alle attenzioni dell'Avvenire - di reazioni che rivelano intolleranza, come lo sono state quelle sul libro di Dan Brown, che pure dal punto di vista delle verità storica è facile da smontare, e questo non va affatto bene".
(30 novembre 2006)
http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/libro-gesu/libro-gesu/libro-gesu.html
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mercoledì 12 novembre 2008
MASSIMO INTROVIGNE SMASCHERA LE FALSITA' DI AUGIAS
Una truffa intellettuale: Inchiesta sul cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti
di Massimo Introvigne
La fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Vecchiume che risale all’Illuminismo, e che riposa su una concezione dogmatica e arrogante di scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, questa volta con Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.
Per quanto nell’anno di grazia 2008 questo possa sembrare un po’ vecchiotto, c’è ancora chi è convinto che si possa opporre alla fede – rappresentata per esempio da Benedetto XVI, oggetto di più di una battutina velenosa, e per definizione infondata e soggettiva – la Scienza storica con un’ideale S maiuscola, che sarebbe invece per definizione oggettiva, universale e certa. Cacitti va addirittura a ripescare dalle brume di uno scientismo anticlericale dimenticato l’archeologo e storico francese Salomon Reinach (1858-1932), che gli fornisce quello che può essere considerato il motto del libro: mentre la fede dice “io credo” la scienza della storia delle religioni, fondata su “fatti certi”, può dire con orgoglio “io so” (p. 265). Una volta entrati in (o per meglio dire, tornati a) questa logica, il gioco è fatto: a chiunque muovesse obiezioni in nome della religione o del semplice buon senso Monsieur le Professeur potrà additare la sua redingote e il suo cilindro accademici e invitare chi non insegna storia all’università a farsi più in là e non disturbare i manovratori.
Il problema, dunque, è non entrare in una logica che, dal punto di vista del metodo (e senza volere in alcun modo giudicare le persone o le intenzioni), costituisce un’oggettiva truffa intellettuale. Metodologicamente, infatti, non è in nessun modo accettabile contrapporre “la” scienza alla religione (che poi, nel libro, è sostanzialmente la religione cattolica, oggetto degli strali polemici degli autori). Esistono infatti innumerevoli scuole teologiche e forme di spiritualità, ma da un punto di vista sociologico è possibile parlare in modo sensato di “una” religione cattolica, definita dal magistero della Chiesa e illustrata nel Catechismo. Non è invece possibile parlare quando si tratta del cristianesimo, delle sue origini e di Gesù Cristo di “una” scienza. Anzitutto, ci sono più scienze che si occupano di questi temi: colpisce, per esempio, l’assenza nel testo di qualunque riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza il cui più noto esponente statunitense contemporaneo, Rodney Stark, ha dedicato una delle sue opere fondamentali precisamente alle origini del cristianesimo. Inoltre, Cacitti certamente sa benissimo che se si leggono dieci storici delle origini del cristianesimo scelti a caso si troveranno dieci tesi diverse su quasi tutti i punti essenziali, non solo su questioni di dettaglio.
Ma soprattutto: in che cosa consiste il metodo storico “scientifico” di Cacitti, di cui si afferma con tanta sicumera la superiorità sul modo con cui si accosta alle origini cristiane Benedetto XVI? Si cita ripetutamente l’intenzione di privilegiare fonti diverse dai Vangeli, tra cui gli storici romani: ma dal momento che queste fonti ci dicono molto poco su Gesù Cristo si torna necessariamente al Nuovo Testamento, sia pure con una spruzzata di testi apocrifi e gnostici. A proposito dei Vangeli e delle lettere di Paolo, si afferma quindi che alcune affermazioni vanno intese come effettivo resoconto di fatti storicamente avvenuti, altre solo come metafore o descrizioni di esperienze spirituali a torto scambiate per realtà storiche o empiriche, altre ancora come affermazioni messe in bocca post factum a Gesù per giustificare interessi o posizioni della Chiesa nascente. Il metodo non è nuovo: il controverso esegeta irlandese, residente negli Stati Uniti, John Dominic Crossan e il suo Jesus Seminar avevano prodotto addirittura un Vangelo “a colori” dove attribuivano colorazioni diverse a quanto, secondo loro, Gesù avrebbe detto per davvero e a quanto sarebbe stato inventato dagli evangelisti. Il problema però è chi e come decide quali parole e fatti attribuiti a Gesù sono autentici e quali sono inventati. Dichiariamo autentici i testi che pensiamo di poter considerare più antichi? Niente affatto: Cacitti riconosce che le affermazioni più chiare sul fatto che Gesù sia fisicamente risorto dai morti sono in testi di san Paolo “vicini all’evento, ovvero databili agli anni Trenta del I secolo” (p. 28). Eppure secondo lo storico italiano è “evidente” che si tratta di “una prospettiva religiosa, non storica” (ibid.). E perché è “evidente”? Cacitti lo dice in modo più sfumato e Augias più brutalmente: perché nel XXI secolo “alla resurrezione dei morti oggi nessuno crederebbe” (p. 72). A parte la solita mancanza di sociologia – uno sguardo alle Indagini mondiali sui valori convincerebbe gli autori che la maggioranza assoluta dei nordamericani e dei sudamericani, e un buon terzo degli europei, crede in pieno XXI secolo che Gesù sia risorto – la formula sembra precisamente quella rimproverata al Jesus Seminar: consideriamo autentici solo gli eventi e gli insegnamenti riportati nei Vangeli che risultano accettabili ai contemporanei, anzi a quella minoranza di contemporanei che segue i dettami dello scientismo. Il criterio spacciato per scientifico e storico in realtà è ideologico e deriva dai nostri pregiudizi. Così le affermazioni sul primato di Pietro e tutto quanto fonda un cristianesimo che non sia puro insegnamento morale sulla povertà e la pace “devono” essere aggiunte posteriori e non possono fare parte dell’insegnamento autentico di Gesù Cristo: il quale, diversamente, assomiglierebbe troppo a quello di Benedetto XVI e darebbe fastidio alla sensibilità liberal degli autori.
Che le cose stiano così è confermato dalle incaute incursioni su temi diversi da quelli delle origini cristiane. Per esempio, in tema di apparizioni della Madonna a Fatima, Lourdes e Medjugorje, Cacitti afferma ripetutamente che “non hanno assolutamente nulla di religioso” (p. 149). Poiché nello scientismo non c’è posto per le apparizioni, è evidente che la Madonna non appare. Ma più curiosa ancora è la pretesa di definire che cosa sia “religioso”. Avendo a suo tempo partecipato (unico studioso italiano invitato) al progetto europeo LISOR sulla definizione di religione, penso di avere qualche elemento per dire che, per esempio, nel messaggio di Fatima o nelle parole della Vergine a Lourdes, per tacere dell’esperienza dei fedeli e dei pellegrini nei rispettivi santuari, tutto è religioso secondo una qualunque delle maggiori nozioni di religione utilizzate nella sociologia contemporanea.
Anche sul rigore scientifico di Cacitti ci sarebbe poi da ridire, come quando definisce “chierici franchisti” i sacerdoti e religiosi uccisi durante la guerra di Spagna e canonizzati (p. 210: molti di loro non erano certamente “franchisti” e furono uccisi per la loro fede, non per le loro idee politiche) e quando confonde, tra i documenti del Vaticano II, la Nostra Aetate (che non è il testo “che apre alla libertà religiosa”, p. 246) con la Dignitatis humanae. Si passa invece dalla semplice svista alla manifestazione dichiarata del pregiudizio ideologico quando lo storico di Milano attacca “l’oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici”: una posizione che “certo non è vera” (p. 66). Il maggiore sostenitore accademico contemporaneo della tesi secondo cui le giustificazioni di una certa violenza islamica si trovano in alcune sure del Corano, David Cook, il quale offre argomenti molto seri e tutt’altro che facili da smontare, sarà forse “truce” per gli standard di Cacitti, ma certamente non è un cristiano.
A suo tempo, in pubbliche interviste, Cacitti difese Il Codice da Vinci come fonte, se non di veri insegnamenti, almeno di valide “intuizioni”. Non dovrebbe quindi prendersela troppo con chi oggi pensa che il suo libro possa fare compagnia a Dan Brown nello scaffale delle fantasie anticattoliche: mentre il cristianesimo, quello vero, rimane un’altra cosa.
http://www.cesnur.org/2008/mi_augias.htm
di Massimo Introvigne
La fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Vecchiume che risale all’Illuminismo, e che riposa su una concezione dogmatica e arrogante di scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, questa volta con Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.
Per quanto nell’anno di grazia 2008 questo possa sembrare un po’ vecchiotto, c’è ancora chi è convinto che si possa opporre alla fede – rappresentata per esempio da Benedetto XVI, oggetto di più di una battutina velenosa, e per definizione infondata e soggettiva – la Scienza storica con un’ideale S maiuscola, che sarebbe invece per definizione oggettiva, universale e certa. Cacitti va addirittura a ripescare dalle brume di uno scientismo anticlericale dimenticato l’archeologo e storico francese Salomon Reinach (1858-1932), che gli fornisce quello che può essere considerato il motto del libro: mentre la fede dice “io credo” la scienza della storia delle religioni, fondata su “fatti certi”, può dire con orgoglio “io so” (p. 265). Una volta entrati in (o per meglio dire, tornati a) questa logica, il gioco è fatto: a chiunque muovesse obiezioni in nome della religione o del semplice buon senso Monsieur le Professeur potrà additare la sua redingote e il suo cilindro accademici e invitare chi non insegna storia all’università a farsi più in là e non disturbare i manovratori.
Il problema, dunque, è non entrare in una logica che, dal punto di vista del metodo (e senza volere in alcun modo giudicare le persone o le intenzioni), costituisce un’oggettiva truffa intellettuale. Metodologicamente, infatti, non è in nessun modo accettabile contrapporre “la” scienza alla religione (che poi, nel libro, è sostanzialmente la religione cattolica, oggetto degli strali polemici degli autori). Esistono infatti innumerevoli scuole teologiche e forme di spiritualità, ma da un punto di vista sociologico è possibile parlare in modo sensato di “una” religione cattolica, definita dal magistero della Chiesa e illustrata nel Catechismo. Non è invece possibile parlare quando si tratta del cristianesimo, delle sue origini e di Gesù Cristo di “una” scienza. Anzitutto, ci sono più scienze che si occupano di questi temi: colpisce, per esempio, l’assenza nel testo di qualunque riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza il cui più noto esponente statunitense contemporaneo, Rodney Stark, ha dedicato una delle sue opere fondamentali precisamente alle origini del cristianesimo. Inoltre, Cacitti certamente sa benissimo che se si leggono dieci storici delle origini del cristianesimo scelti a caso si troveranno dieci tesi diverse su quasi tutti i punti essenziali, non solo su questioni di dettaglio.
Ma soprattutto: in che cosa consiste il metodo storico “scientifico” di Cacitti, di cui si afferma con tanta sicumera la superiorità sul modo con cui si accosta alle origini cristiane Benedetto XVI? Si cita ripetutamente l’intenzione di privilegiare fonti diverse dai Vangeli, tra cui gli storici romani: ma dal momento che queste fonti ci dicono molto poco su Gesù Cristo si torna necessariamente al Nuovo Testamento, sia pure con una spruzzata di testi apocrifi e gnostici. A proposito dei Vangeli e delle lettere di Paolo, si afferma quindi che alcune affermazioni vanno intese come effettivo resoconto di fatti storicamente avvenuti, altre solo come metafore o descrizioni di esperienze spirituali a torto scambiate per realtà storiche o empiriche, altre ancora come affermazioni messe in bocca post factum a Gesù per giustificare interessi o posizioni della Chiesa nascente. Il metodo non è nuovo: il controverso esegeta irlandese, residente negli Stati Uniti, John Dominic Crossan e il suo Jesus Seminar avevano prodotto addirittura un Vangelo “a colori” dove attribuivano colorazioni diverse a quanto, secondo loro, Gesù avrebbe detto per davvero e a quanto sarebbe stato inventato dagli evangelisti. Il problema però è chi e come decide quali parole e fatti attribuiti a Gesù sono autentici e quali sono inventati. Dichiariamo autentici i testi che pensiamo di poter considerare più antichi? Niente affatto: Cacitti riconosce che le affermazioni più chiare sul fatto che Gesù sia fisicamente risorto dai morti sono in testi di san Paolo “vicini all’evento, ovvero databili agli anni Trenta del I secolo” (p. 28). Eppure secondo lo storico italiano è “evidente” che si tratta di “una prospettiva religiosa, non storica” (ibid.). E perché è “evidente”? Cacitti lo dice in modo più sfumato e Augias più brutalmente: perché nel XXI secolo “alla resurrezione dei morti oggi nessuno crederebbe” (p. 72). A parte la solita mancanza di sociologia – uno sguardo alle Indagini mondiali sui valori convincerebbe gli autori che la maggioranza assoluta dei nordamericani e dei sudamericani, e un buon terzo degli europei, crede in pieno XXI secolo che Gesù sia risorto – la formula sembra precisamente quella rimproverata al Jesus Seminar: consideriamo autentici solo gli eventi e gli insegnamenti riportati nei Vangeli che risultano accettabili ai contemporanei, anzi a quella minoranza di contemporanei che segue i dettami dello scientismo. Il criterio spacciato per scientifico e storico in realtà è ideologico e deriva dai nostri pregiudizi. Così le affermazioni sul primato di Pietro e tutto quanto fonda un cristianesimo che non sia puro insegnamento morale sulla povertà e la pace “devono” essere aggiunte posteriori e non possono fare parte dell’insegnamento autentico di Gesù Cristo: il quale, diversamente, assomiglierebbe troppo a quello di Benedetto XVI e darebbe fastidio alla sensibilità liberal degli autori.
Che le cose stiano così è confermato dalle incaute incursioni su temi diversi da quelli delle origini cristiane. Per esempio, in tema di apparizioni della Madonna a Fatima, Lourdes e Medjugorje, Cacitti afferma ripetutamente che “non hanno assolutamente nulla di religioso” (p. 149). Poiché nello scientismo non c’è posto per le apparizioni, è evidente che la Madonna non appare. Ma più curiosa ancora è la pretesa di definire che cosa sia “religioso”. Avendo a suo tempo partecipato (unico studioso italiano invitato) al progetto europeo LISOR sulla definizione di religione, penso di avere qualche elemento per dire che, per esempio, nel messaggio di Fatima o nelle parole della Vergine a Lourdes, per tacere dell’esperienza dei fedeli e dei pellegrini nei rispettivi santuari, tutto è religioso secondo una qualunque delle maggiori nozioni di religione utilizzate nella sociologia contemporanea.
Anche sul rigore scientifico di Cacitti ci sarebbe poi da ridire, come quando definisce “chierici franchisti” i sacerdoti e religiosi uccisi durante la guerra di Spagna e canonizzati (p. 210: molti di loro non erano certamente “franchisti” e furono uccisi per la loro fede, non per le loro idee politiche) e quando confonde, tra i documenti del Vaticano II, la Nostra Aetate (che non è il testo “che apre alla libertà religiosa”, p. 246) con la Dignitatis humanae. Si passa invece dalla semplice svista alla manifestazione dichiarata del pregiudizio ideologico quando lo storico di Milano attacca “l’oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici”: una posizione che “certo non è vera” (p. 66). Il maggiore sostenitore accademico contemporaneo della tesi secondo cui le giustificazioni di una certa violenza islamica si trovano in alcune sure del Corano, David Cook, il quale offre argomenti molto seri e tutt’altro che facili da smontare, sarà forse “truce” per gli standard di Cacitti, ma certamente non è un cristiano.
A suo tempo, in pubbliche interviste, Cacitti difese Il Codice da Vinci come fonte, se non di veri insegnamenti, almeno di valide “intuizioni”. Non dovrebbe quindi prendersela troppo con chi oggi pensa che il suo libro possa fare compagnia a Dan Brown nello scaffale delle fantasie anticattoliche: mentre il cristianesimo, quello vero, rimane un’altra cosa.
http://www.cesnur.org/2008/mi_augias.htm
CORRADO AUGIAS UN NUOVO LIBRO BLASFEMO CONTRO GESU'
Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione di Corrado Augias e Remo Cacitti
“Quello che io posso constatare, Bauer a parte, è che fra le sue risposte in questo colloquio e ciò che un «semplice fedele» conosce della sua religione c’è un abisso. La vulgata cristiana, le nozioni accessibili a tutti, sono enormemente riduttive rispetto alla complessità teologica e intellettuale con la quale il cristianesimo è stato pazientemente costruito. Non ci sarà una congiura del silenzio, ma una diffusa e interessata ignoranza certamente sì.”
È sufficiente leggere la Premessa di Augias per rendersi conto del lavoro di ricerca e della serietà dell’indagine condotta senza la minima intenzione dissacratoria, né con la volontà di dare avvio a una crociata, ma semplicemente di sottoporre i risultati di anni di studio all’attenzione dei lettori. Il saggio è un lungo dialogo tra Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e di Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.
Dato che Gesù, per riprendere le parole con cui si apre il libro, “non ha mai detto di voler fondare una religione” la domanda legittima che ci si pone è: com’è nato il cristianesimo?
Per introdurre il tema vengono date precise informazioni storiche sulla vita di Gesù e sul contesto in cui si trovò ad operare. L’episodio della cacciata dai mercanti dal tempio è cruciale: il gesto appare chiaramente sovversivo sia alle autorità religiose che agli occupanti romani. A quel punto scatta la scelta di Pilato di eliminare quell’ingombrante e popolare rivoluzionario: la condanna alla croce, pena a cui erano destinati i ribelli e gli eversori, è perciò chiaramente politica.
Ma “la morte di Gesù e la distruzione di Gerusalemme e del Tempio” non conclusero assolutamente la vicenda della predicazione e del messaggio di Cristo, anzi diedero inizio a una nuova fase dell’umanità: videro infatti la nascita di una nuova religione, il cristianesimo appunto.
I testi, il “canone” di riferimento, sono principalmente i quattro vangeli del Nuovo Testamento che, viene sottolineato (e in questo si fa riferimento al precedente saggio di grande successo di Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù) rappresentano non quattro persone fisiche ma quattro scuole di pensiero dottrinale.
Se poi la dottrina fissa nella Pentecoste (50 giorni dopo la morte di Gesù), cioè nella discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, la nascita del cristianesimo, le sue origini furono in realtà molto “più movimentate e incerte”. All’inizio ci furono diversi cristianesimi, sorti in diverse zone, tra loro diversi, più o meno vicini alla matrice ebraica e ancora nel 70 d.C. gli adepti della nuova fede erano semplicemente una delle tante correnti dell’ebraismo.
Importanti i consigli che vengono dati ai “profani” per interpretare i testi antichi su questa (e altre) materia: prima di emettere giudizi, contestualizzare sempre!
Per capire come “tutto è cominciato” bisogna soffermarsi sulla figura di Paolo di Tarso che, grazie all’abilità oratoria e alla passione del messaggio, fece molti seguaci. I nuovi adepti vennero liberati da alcuni vincoli: ad esempio il cibo poteva essere consumato anche con le modalità dei “gentili” (i non ebrei) e non era più necessaria la circoncisione. Tutto ciò facilitò l'avvicinarsi al nuovo credo da parte dei non ebrei, ma sollevò anche polemiche da parte degli ebrei vicini alla predicazione di Gesù.
Centrale per la nuova religione, e nella predicazione di Paolo, è il tema della resurrezione, storicamente non documentabile ma il cui significato simbolico è chiaro: Gesù è sempre vivo tra i suoi.
La tolleranza dei romani nei confronti delle religioni era ampia e riconosciuta, ma l'autorità romana avanzava una sola richiesta, che le varie religioni dei paesi conquistati non presentassero caratteri di eversione politica, il cristianesimo invece si pose come una specie di “concorrente politico” proprio perché la sua natura non poteva essere subordinata, pur rispettandola all’autorità politica.
Grandi le diversità delle varie forme di Cristianesimo nel secoli II e III dopo Cristo, unanime però il rifiuto della violenza e della guerra (scelta questa intollerabile per i romani) ma dopo l’Editto di Costantino, quando l’atteggiamento del mondo nei confronti dei cristiani cambia, anche questa posizione si ammorbidisce e viene considerata legittima la guerra per difesa, per sottolineare il nuovo lealismo civico da parte dei cristiani.
Ed ecco che Augias, tra dubbi e chiarimenti, ripercorre il cammino della nascita di una “struttura”, di un’organizzazione, di una gerarchia, insomma di ciò che caratterizza la Chiesa nei secoli, e che ancora oggi rimane indiscutibile fonte d’autorità.
Non proseguiamo nell’analisi dettagliata del volume: spetta ai lettori, e sono davvero tanti, sciogliere dubbi, soddisfare curiosità, scoprire risvolti sconosciuti di una materia così poco studiata, anche se da molti data per assodata, come quella della storia del cristianesimo, attraverso la lettura di questo libro, chiaro e accessibile per linguaggio e argomentazioni a tutti.
Le prime pagine
Premessa
CHE COSA GESÙ NON HA DETTO
Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la do manda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.
In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.
© 2008, Mondadori
Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione – Corrado Augias, Remo Cacitti
276 pag., 18,50 € – Edizioni Mondadori 2008
ISBN 978-88-04-58303-5
Gli autori
Corrado Augias, giornalista, è stato corrispondente dell'"Espresso" e della "Repubblica". Ha condotto "Telefono giallo" e "Babele", fortunata trasmissione culturale, e attualmente conduce il programma quotidiano "Le storie" per Rai3. Scrittore, ha pubblicato, fra l'altro, i romanzi L'ultima primavera (1985), Una ragazza per la notte (1992), Quella mattina di luglio (1995; Oscar Mondadori 2005), e i saggi, tutti editi da Mondadori, Il viaggiatore alato (1998), I segreti di Parigi (1996), I segreti di New York (2000), I segreti di Londra (2003), I segreti di Roma (2005) e, con Mauro Pesce Inchiesta su Gesù (2006), che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico.
Le opere di Corrado Augias su Wuz
Remo Cacitti, friulano, insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Milano. Lungo tutta la sua ricerca, ha tentato di rintracciare i percorsi attraverso cui il cristianesino nascente si è avviato, nella società tardo-antica, per testimoniare come l'annunzio del Vangelo fosse segno di contraddizione rispetto al mondo e, di più, appello alla conversione in vista dell'imminente giudizio di Dio sull'umanità e sulla sua storia. Di qui, l'attenzione per tutte le forme dell'escatologia cristiana, configurata non soltanto nella produzione letteraria ma anche, e con drammatica incisività, nella testimonianza di coloro che, per non rinunziare alla speranza di essere cittadini del cielo, consapevolmente accettavano di rinunziare, tramite il martirio, alla cittadinanza terrena. Tra i suoi libri ricordiamo: Grande sabato (1994), Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale (1999), La povertà (con Bruno Maggioni e Arturo Paoli, 2001) e Antiche vie dell'eternità (con Aldo Magris e altri, 2006).
Le opere di Remo Cacitti su Wuz
25 settembre 2008
http://www.wuz.it/recensione-libro/2547/libro-inchiesta-cristianesimo-corrado-augias.html Di Grazia Casagrande
“Quello che io posso constatare, Bauer a parte, è che fra le sue risposte in questo colloquio e ciò che un «semplice fedele» conosce della sua religione c’è un abisso. La vulgata cristiana, le nozioni accessibili a tutti, sono enormemente riduttive rispetto alla complessità teologica e intellettuale con la quale il cristianesimo è stato pazientemente costruito. Non ci sarà una congiura del silenzio, ma una diffusa e interessata ignoranza certamente sì.”
È sufficiente leggere la Premessa di Augias per rendersi conto del lavoro di ricerca e della serietà dell’indagine condotta senza la minima intenzione dissacratoria, né con la volontà di dare avvio a una crociata, ma semplicemente di sottoporre i risultati di anni di studio all’attenzione dei lettori. Il saggio è un lungo dialogo tra Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e di Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.
Dato che Gesù, per riprendere le parole con cui si apre il libro, “non ha mai detto di voler fondare una religione” la domanda legittima che ci si pone è: com’è nato il cristianesimo?
Per introdurre il tema vengono date precise informazioni storiche sulla vita di Gesù e sul contesto in cui si trovò ad operare. L’episodio della cacciata dai mercanti dal tempio è cruciale: il gesto appare chiaramente sovversivo sia alle autorità religiose che agli occupanti romani. A quel punto scatta la scelta di Pilato di eliminare quell’ingombrante e popolare rivoluzionario: la condanna alla croce, pena a cui erano destinati i ribelli e gli eversori, è perciò chiaramente politica.
Ma “la morte di Gesù e la distruzione di Gerusalemme e del Tempio” non conclusero assolutamente la vicenda della predicazione e del messaggio di Cristo, anzi diedero inizio a una nuova fase dell’umanità: videro infatti la nascita di una nuova religione, il cristianesimo appunto.
I testi, il “canone” di riferimento, sono principalmente i quattro vangeli del Nuovo Testamento che, viene sottolineato (e in questo si fa riferimento al precedente saggio di grande successo di Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù) rappresentano non quattro persone fisiche ma quattro scuole di pensiero dottrinale.
Se poi la dottrina fissa nella Pentecoste (50 giorni dopo la morte di Gesù), cioè nella discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, la nascita del cristianesimo, le sue origini furono in realtà molto “più movimentate e incerte”. All’inizio ci furono diversi cristianesimi, sorti in diverse zone, tra loro diversi, più o meno vicini alla matrice ebraica e ancora nel 70 d.C. gli adepti della nuova fede erano semplicemente una delle tante correnti dell’ebraismo.
Importanti i consigli che vengono dati ai “profani” per interpretare i testi antichi su questa (e altre) materia: prima di emettere giudizi, contestualizzare sempre!
Per capire come “tutto è cominciato” bisogna soffermarsi sulla figura di Paolo di Tarso che, grazie all’abilità oratoria e alla passione del messaggio, fece molti seguaci. I nuovi adepti vennero liberati da alcuni vincoli: ad esempio il cibo poteva essere consumato anche con le modalità dei “gentili” (i non ebrei) e non era più necessaria la circoncisione. Tutto ciò facilitò l'avvicinarsi al nuovo credo da parte dei non ebrei, ma sollevò anche polemiche da parte degli ebrei vicini alla predicazione di Gesù.
Centrale per la nuova religione, e nella predicazione di Paolo, è il tema della resurrezione, storicamente non documentabile ma il cui significato simbolico è chiaro: Gesù è sempre vivo tra i suoi.
La tolleranza dei romani nei confronti delle religioni era ampia e riconosciuta, ma l'autorità romana avanzava una sola richiesta, che le varie religioni dei paesi conquistati non presentassero caratteri di eversione politica, il cristianesimo invece si pose come una specie di “concorrente politico” proprio perché la sua natura non poteva essere subordinata, pur rispettandola all’autorità politica.
Grandi le diversità delle varie forme di Cristianesimo nel secoli II e III dopo Cristo, unanime però il rifiuto della violenza e della guerra (scelta questa intollerabile per i romani) ma dopo l’Editto di Costantino, quando l’atteggiamento del mondo nei confronti dei cristiani cambia, anche questa posizione si ammorbidisce e viene considerata legittima la guerra per difesa, per sottolineare il nuovo lealismo civico da parte dei cristiani.
Ed ecco che Augias, tra dubbi e chiarimenti, ripercorre il cammino della nascita di una “struttura”, di un’organizzazione, di una gerarchia, insomma di ciò che caratterizza la Chiesa nei secoli, e che ancora oggi rimane indiscutibile fonte d’autorità.
Non proseguiamo nell’analisi dettagliata del volume: spetta ai lettori, e sono davvero tanti, sciogliere dubbi, soddisfare curiosità, scoprire risvolti sconosciuti di una materia così poco studiata, anche se da molti data per assodata, come quella della storia del cristianesimo, attraverso la lettura di questo libro, chiaro e accessibile per linguaggio e argomentazioni a tutti.
Le prime pagine
Premessa
CHE COSA GESÙ NON HA DETTO
Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la do manda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.
In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.
© 2008, Mondadori
Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione – Corrado Augias, Remo Cacitti
276 pag., 18,50 € – Edizioni Mondadori 2008
ISBN 978-88-04-58303-5
Gli autori
Corrado Augias, giornalista, è stato corrispondente dell'"Espresso" e della "Repubblica". Ha condotto "Telefono giallo" e "Babele", fortunata trasmissione culturale, e attualmente conduce il programma quotidiano "Le storie" per Rai3. Scrittore, ha pubblicato, fra l'altro, i romanzi L'ultima primavera (1985), Una ragazza per la notte (1992), Quella mattina di luglio (1995; Oscar Mondadori 2005), e i saggi, tutti editi da Mondadori, Il viaggiatore alato (1998), I segreti di Parigi (1996), I segreti di New York (2000), I segreti di Londra (2003), I segreti di Roma (2005) e, con Mauro Pesce Inchiesta su Gesù (2006), che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico.
Le opere di Corrado Augias su Wuz
Remo Cacitti, friulano, insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Milano. Lungo tutta la sua ricerca, ha tentato di rintracciare i percorsi attraverso cui il cristianesino nascente si è avviato, nella società tardo-antica, per testimoniare come l'annunzio del Vangelo fosse segno di contraddizione rispetto al mondo e, di più, appello alla conversione in vista dell'imminente giudizio di Dio sull'umanità e sulla sua storia. Di qui, l'attenzione per tutte le forme dell'escatologia cristiana, configurata non soltanto nella produzione letteraria ma anche, e con drammatica incisività, nella testimonianza di coloro che, per non rinunziare alla speranza di essere cittadini del cielo, consapevolmente accettavano di rinunziare, tramite il martirio, alla cittadinanza terrena. Tra i suoi libri ricordiamo: Grande sabato (1994), Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale (1999), La povertà (con Bruno Maggioni e Arturo Paoli, 2001) e Antiche vie dell'eternità (con Aldo Magris e altri, 2006).
Le opere di Remo Cacitti su Wuz
25 settembre 2008
http://www.wuz.it/recensione-libro/2547/libro-inchiesta-cristianesimo-corrado-augias.html Di Grazia Casagrande
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