Prove archeologiche a conferma della Bibbia
elementi citati dalle ricerche di Bryant Wood e di altri ricercatori
Nota del curatore: come riportato nell'indice di questa sezione del sito, le conferme storiche o archeologiche possono essere d'aiuto a quanti di noi si confrontano con discussioni su determinate questioni, e questo è l'unico scopo dello studio che segue; la nostra fede tuttavia non si fonda sulle conferme che abbiamo dalla scienza, ma sulla conoscenza che ciascuno di noi ha di Dio per lo Spirito Santo, dal giorno in cui Lo abbiamo conosciuto nella nostra vita.
Quelli che seguono sono solo alcuni esempi dei numerosi reperti archeologici che hanno confermato l'autenticità della narrazione e degli eventi della Sacra Bibbia.
Le prove sono così schiaccianti che il rinomato archeologo Nelson Glueck ha dichiarato: "Si può affermare categoricamente che nessuna scoperta archeologica abbia mai contraddetto i riferimenti biblici". Huston Smith, uno studioso, ha giustamente affermato che se i canoni rigorosi impiegati per verificare l'affidabilità storica della Bibbia fossero stati applicati anche agli studi classici, la nostra visione del mondo Greco-Romano oggi sarebbe in frantumi.
Relativamente all'Antico Testamento, l'evento biblico maggiormente documentato è quello del diluvio descritto nella Genesi. Il racconto del diluvio si trova in più di 500 miti, nelle diverse civiltà, in popoli lontani geograficamente e culturalmente.
Di particolare rilevanza sono i ritrovamenti Babilonesi, Sumeri, e Assiri. Molti di quelli Babilonesi ne parlano con dovizia di particolari; un esempio è l'undicesima tavoletta del poema epico su Gilgamesh, che descrive accuratamente gli eventi secondo lo schema biblico (si veda anche questo documento).
La scoperta dell'archivio di Ebla, nel nord della Siria, verso la fine degli anni 1970 ha dimostrato che il racconto biblico che riguarda i Patriarchi è attendibile. I documenti scritti su tavole di creta a partire dal 2300 a.C. circa confermano che diversi nomi di persone e di luoghi nella narrativa della Genesi sono autentici. Ad esempio, era in uso ad Ebla il nome "Canaan", che un tempo i critici dichiaravano non usato in quell'epoca e quindi adoperato a sproposito nei primi capitoli della Bibbia. Si affermava che la parola "tehom" ("l'abisso") in Genesi 1:2 fosse una parola tardiva e quindi una prova della tarda composizione del racconto della Creazione. Ma "tehom" faceva parte del vocabolario in uso ad Ebla, circa 800 anni prima del tempo di Mosè! I costumi antichi riflessi nelle narrative dei Patriarchi sono stati confermati anche da tavole di creta rinvenute a Nuzi e a Mari.
Le "cinque città della pianura", citate nella Bibbia, fra cui Sodoma e Gomorra (il cui nome attuale è Bab edh-Dhra e Numeira) e altre città della valle di Siddim, erano iscritte su una tavoletta dell'archivio del palazzo di Ebla addirittura nella stesso ordine di Genesi 14:2. "La distruzione catastrofica di Sodoma e Gomorra avvenne verosimilmente intorno al 1900 a.C." - scrive nel 1951 lo scienziato americano Jack Finegan. "Un minuzioso esame dei documenti letterari, geologici ed archeologici porta alla conclusione che la scomparsa terra di quella regione (Genesi 19:29) era situata nel territorio attualmente sommerso sotto le acque che vanno lentamente crescendo nella parte meridionale del Mar Morto, e che la causa della distruzione fu un grande terremoto, probabilmente accompagnato da esplosioni e da fulmini, dallo sprigionamento di gas e da fenomeni ignei". Intorno al 1900 a.C.: l'epoca di Abramo!
Inoltre, nel settembre del 1977 in un numero di "Scientific American" apparve un articolo delle scoperte fatte ad Ebla. Vi si legge: "La lista delle "cinque città della pianura", Sodoma, Gomorra, Adma, Tseboim e Bela (cfr. Genesi 14:2), è ripetuta in un testo di Ebla e i nomi appaiono nello stesso ordine". Due mesi dopo, in una conferenza, il prof. Noel Freedman, direttore dell'Istituto di Ricerca Archeologica di Gerusalemme W.F. Albright, confermò la notizia. Fu reso noto perfino il numero della tavoletta (n° 1860) che menziona le cinque città nello stesso ordine di Genesi cap. 14. Nelle tavolette era anche menzionato anche il re Birsha, lo stesso nome che il re di Gomorra aveva nel tempo di Abrahamo (Genesi 14:2). Si potrebbe dire molto di più su questa sensazionale scoperta che, via via che le tavolette sono lette dall'epigrafista, fornisce costantemente nuove rivelazioni (le tavolette ritrovate nelle rovine del palazzo di Ebla che nel 1975 erano circa 15.000, salirono poi a circa 20.000 durante gli scavi del 1976-77).
Gli Hittiti (o Ittiti, o Hittei) una volta si pensava fossero una leggenda biblica, fino a quando nel 1906 la loro capitale e i loro archivi furono scoperti a Bogazkoy in Turchia.
Ancora, molti pensavano che le descrizioni bibliche delle ricchezze di Salomone fossero fortemente esagerati. Ma i documenti recuperati da epoche remote mostrano che ai tempi antichi, la ricchezza era concentrata in mano ai re, e che la ricchezza di Salomone era perfettamente verosimile.
Una volta, si pretendeva che non fosse mai esistito un re assiro di nome Sargon, come riferito in Isaia 20:1, perché tale nome non era noto da nessun'altra fonte. Poi il palazzo di Sargon fu scoperto a Khorsabad nell'Iraq. Proprio lo stesso evento menzionato in Isaia cap. 20, cioè la sua conquista di Asdod (Ashdod), veniva ricordato sulle pareti del palazzo! Inoltre, frammenti di una stele che commemorava la vittoria furono rinvenuti ad Asdod stessa.
Gli scavi della biblica Sichem presentarono nel 1960 nuove prove a favore di una data per il regno del re Abimelec, il figlio del giudeo Gedeone. Quando si scavò il tempio di Baalberith a Sichem, menzionato in Giudici cap. 9, gli archeologi furono in grado di datare la distruzione di quel tempio da parte di Abimelec. Tale data era in accordo con quella del breve regno di tre anni di Abimelec a cui si era già arrivati esclusivamente sulla base dei dati cronologici trovati nella Bibbia.
Un altro re la cui esistenza era stato messo in dubbio era Baldassar (o Belshatsar), re di Babilonia, nominato in Daniele cap. 5. Secondo gli storiografi, l'ultimo re di Babilonia era stato Nabonide. Poi furono ritrovate delle tavole che mostravano che Baldassar fu il figlio di Nabonide e che regnò come suo co-reggente a Babilonia. Così, Baldassar poté offrire di costituire Daniele "terzo signore del regno" (Dan. 5:16), la posizione più elevata a disposizione, per essere riuscito a leggere il testo scritto sulla parete. Qui risalta la natura di "testimonianza oculare" del testo biblico, come tante volte viene messo in evidenza dalle scoperte archeologiche.
Coerenti con la narrazione biblica sono anche un antico elenco di re Sumeri (il prisma Weld-Blundell, composto da molti frammenti il primo dei quali fu scoperto nel 1906 a Nippur, in Iraq), e una tavoletta sumera che descrive la confusione risultante dall'evento della Torre di Babele, attribuendola al "dio della sapienza".
Nel secolo scorso scavi hanno portato alla luce i resti di una grande città. Lo storico W. Keller riepiloga così i risultati: "Nel 1899 la Società Orientale Tedesca inviò una grossa spedizione sotto la direzione del Professor Robert Koldewey, per esaminare i famosi resti di Babil. Gli scavi richiesero molto più tempo del previsto. Durante un periodo di 18 anni, fu portata alla luce la più famosa metropoli del mondo antico, il regno di Nabucodonosor, e al tempo stesso, una delle Sette Meraviglie del Mondo, i Giardini Pensili, e "E-temen-an-ki", la leggendaria Torre di Babele. Nel palazzo di Nabucodonosor e sul Cancello di Ishtar, che si trovava dietro di esso, furono scoperte innumerevoli iscrizioni" (W. Keller, The Bible as History, 1980, p. 302).
La cattività di Ioiachin, re di Giuda, in Babilonia (2 Re 24:15-16) è riportata in alcune tavolette in cuneiforme contenenti la cronaca dei primi anni di regno di Nabucodonosor. Esse si riferiscono alla presa di Gerusalemme, alla sua cattività e all'intronamento di Sedekia, l'ultimo re di Giuda, il 16/17 marzo del 697 a.C. (riferito al nostro calendario).
La dinastia del re Davide è confermata dalle iscrizioni in aramaico su una tavoletta commemorativa rinvenuta a Tel Dan (a nord di Israele), datata IX secolo a.C., probabilmente parte di un monumento ad Hazael, re di Aram. La tavoletta cita diversi eventi registrati nel primo libro dei Re.
La campagna del faraone Shishak contro Israele (1 Re 14:25-26) è riportata sulle mura del Tempio di Amun a Tebe, in Egitto.
La rivolta di Moab contro Israele (2 Re 1:1; 3:4-27) è descritta nell'iscrizione di Mesha.
La caduta di Samaria (2 Re 17:3-6, 24; 18:9-11) per mano di Sargon II, re d'Assiria, è descritta sulle mura del suo palazzo.
La sconfitta di Ashdod per mano di Sargon II (Isaia 20:1) è descritta sulle mura del suo palazzo.
La campagna del re assiro Sennacherib contro Giuda (2 Re cap. 18 e 19; 2 Cronache 32; Isaia 37) è riportata dal prisma Taylor, e nelle diverse stele biografiche di Tirhaka in Nubia.
L'assedio di Lachish da parte di Sennacherib (2 Re 18:14,17) è descritto nei bassorilievi di Lachish.
L'assassinio di Sennacherib per mano dei suoi stessi figli (2 Re 19:37) è descritto negli annali di suo figlio Esarhaddon.
La caduta di Ninive predetta dai profeti Nahum e Sofonia (2:13-15) è riportata sulla tavoletta di Nabopolasar.
La caduta di Gerusalemme per mano di Nabucodonosor, re di Babilonia (2 Re 24:10-14) è riportata nelle cronache Babilonesi.
La caduta di Babilonia sotto i Medi e i Persiani (Daniele 5:30-31) è riportata sul cilindro di Ciro.
La narrazione biblica sul profeta Balaam è confermata dalle iscrizioni su 119 frammenti rinvenuti a Deir 'Alla.
Nel 1868 fu rinvenuta una tavoletta Moabita. Clearmon-Ganneau ne prese l'impronta prima che gli arabi la rompessero in più parti per venderla. L'iscrizione convalida il contenuto del capitolo 16 del primo libro dei Re e del capitolo 3 del secondo libro dei Re. Essa cita anche il nome (Yahweh) con cui Dio si fece conoscere a Israele in Esodo.
La liberazione degli schiavi in Babilonia per mano di Ciro il Grande (Esra 1:1-4; 6:3-4) è riportata sul cilindro di Ciro.
L'obbligo di lasciare Roma per tutti i Giudei durante il regno di Claudio (41-54 d.C.) è riportato da Svetonio.
La scoperta di un grosso altare di pietra fornito di corna, negli scavi di Beer-Seba nel 1973 fece luce su due versetti del libro del profeta Amos (5:5 e 8:14) che sembravano suggerire che in quella città esistesse un santuario.
La distruzione di Tiro, famoso porto fenicio dell'antichità noto per il culto orgiastico e crudele di Baal, fu profetizzata nei minimi dettagli (Ezechiele 26:3-14) dal profeta Ezechiele nel 586 a.C., l'anno che precedette la sua caduta.
L'esistenza di Gesù Cristo è riportata anche dal Talmud Babilonese e da diversi autori non cristiani, tra cui Giuseppe Flavio, Svetonio, Plinio il Giovane, Luciano, e altri, che confermano anche eventi come quello della crocifissione e la vita dei primi cristiani.
Si vedano anche:
Prove storiche da fonti non cristiane dell'esistenza di Gesù
Le profezie della Bibbia adempiutesi in Gesù Cristo
Note storiche e archeologiche sulla Genesi
Monoteismo e politeismo nell'antichità
Importanza e affidabilità della Bibbia
Esistono contraddizioni nella Bibbia?
Qual è il messaggio del Vangelo?
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venerdì 14 novembre 2008
Note storiche e archeologiche sulla Genesi
Note storiche e archeologiche sulla Genesi
tratte dal Commentario biblico di Merril F. Unger
Il racconto babilonese: le tavolette della creazione
Scoperta delle tavolette della creazione. Tra il 1848 e il 1876 furono scoperte le prime tavolette e frammenti di tavolette del racconto babilonese sulla creazione chiamato Enuma Elish. Scritti in caratteri cuneiformi, i sette canti dell'epopea furono incisi su sette tavolette e furono ricuperati dalla libreria di Ninive, la capitale dell'imperatore assiro Assurbanipal (669-626 a.C.). Questa versione, sebbene tardiva, nella sua forma politica risale ai giorni di Hammurabi il Grande (1792-1750 a.C.), ed ancora oltre ai Sumeri, i primi abitanti della Bassa Babilonia.
Similitudini e differenze con la Genesi. La narrazione babilonese e quella della Bibbia sono simili in quanto: (1) entrambe le narrazioni parlano di un oceano primordiale, anche se è dimostrato che l'ebraico tehom (l'abisso) non deriva dal mitologico Tiamat (cfr. TWOT, pagg. 2495-96). (2) Entrambe le narrazioni hanno un ordine simile di eventi - la luce, il firmamento, la terra asciutta, i luminari, l'uomo, e Dio o gli dèi di Babilonia che si riposano. (3) Entrambe le narrazioni hanno una predilizione per il numero sette, sette giorni, sette canti. Ma questa similarità è superficiale, e le differenze tra la grossolana versione politeistica babilonese e la narrazione della Genesi sono enormi. La narrazione babilonese è una versione corrotta di una tradizione originale, la verità della quale è stata garantita a Mosè per mezzo dell'ispirazione, liberandola così dalle sue incrostazioni politeistiche.
Altre tradizioni della creazione
Il mito di Adapa. Questo racconto della creazione venne scoperto su quattro frammenti cuneiformi, tre dei quali provenienti dalla libreria di Assurbanipal di Ninive (VII sec. a.C.) e il quarto dagli archivi dei re egiziani Amenhotep III e IV ad El'Amarna (XIV sec. a.C.). Questo racconto leggendario, anche se non proprio parallelo alla storia della caduta di Gen. 3 come talvolta affermato, contiene sorprendenti similarità, come ad esempio il "cibo della vita" corrispondente al frutto dell'albero della vita (Gen. 3:3, 22). Entrambi i racconti trattano il problema del perché l'uomo soffra e muoia, ma sono poli opposti riguardo l'argomento dell'effettiva caduta da uno stato di innocenza, di cui il mito di Adapa non sa nulla.
Il sigillo della tentazione ritrae due persone che siedono accanto ad un albero da frutta, e dietro una delle due la figura ritta di un serpente. Tuttavia questa non sembra una rappresentazione accurata della scena della tentazione, poiché entrambe le figure sono totalmente vestite, mentre in Gen. 2:25 viene detto esplicitamente che erano nude.
Il sigillo di Adamo ed Eva appartiene allo strato del IV millennio a.C. degli scavi di Tepe Gawra, vicino Ninive, ed ora si trova nell'Univerity Museum di Philadelphia. Questa piccola pietra scolpita, trovata nel 1932, mostra un uomo e una donna nudi ed avviliti, seguiti da un serpente, e dà l'idea dell'espulsione dall'Eden.
Tradizioni della caduta si trovano nel mondo tra i Cinesi, gli Indù, i Greci, i Persiani ed altri popoli e, come altri racconti della creazione e del diluvio, si riferiscono ad un effettivo evento storico, corrottosi nella trasmissione.
Durata della vita dei patriarchi prima del diluvio
È stato d'uso per i critici considerare la longevità dei patriarchi anteriori al diluvio come palesemente leggendaria o mitica. Secondo il prisma di Weld-Blundell, otto re antidiluviani regnarono sulle città meridionali della Mesopotamia: Eridu, Badtibira, Larak, Sippar e Shuruppak; il periodo del loro governo combinato ammontava a 241200 anni (il regno più breve era di 18600 anni, il più esteso di 43200 anni). Beroso, un sacerdote babilonese (III sec. a.C.), elenca dieci nomi in tutto (invece di otto) ed esagera ulteriormente la durata dei loro regni. Anche altre nazioni hanno tradizioni in cui viene presentata una longevità primordiale.
I nomi riportati dall'elenco reale sumerico e da quello di Beroso rappresentano evidentemente una tradizione corrotta dei fatti storici riportati in Genesi 5, oltre a fornire indicazioni extra-bibliche della maggiore longevità umana prima del diluvio.
Storia babilonese del diluvio
La storia babilonese del diluvio è conservata nell'undicesimo libro del famoso poema epico che va sotto il nome di "Ghilgamesh" - principale eroe della cultura sumero-babilonese - venuto alla luce a Kouyounjik (Ninive) nel 1853. Esso descrive un enorme battello con un dislocamento intorno alle 228500 tonnellate e con una struttura cubica. Sia nel racconto babilonese che in quello biblico si evidenziano principalmente il bitume o la pece per sigillare i punti di giuntura dell'imbarcazione. Entrambe le narrazioni affermano che la catastrofe fu divinamente decretata. Ma, in evidente contrasto con la narrazione monoteistica ebraica, quella babilonese è politeistica e non ha un adeguato concetto morale della causa del diluvio. Entrambe le narrazioni asseriscono che l'eroe del diluvio (Noè, Utnapishtim) venne istruito divinamente a costruire una grande barca per preservare la vita. Di tutte le narrazioni parallele extra-bibliche dell'antichità, che ci sono pervenute dalla vasta letteratura cuneiforme della valle del Tigri - Eufrate, quella più singolare rimane la narrazione babilonese del diluvio.
Sia la narrazione babilonese che quella biblica specificano la durata del diluvio. La narrazione pre-babilonese (sumera) parla di sette giorni e sette notti, la babilonese di sei giorni e sei notti. Il racconto biblico indica una durata di poco superiore ad un anno (371 giorni). La Bibbia sostiene il catastrofismo soprannaturale contro le moderne teorie naturalistiche dell'uniformità (II Pietro 3:5, 6).
Nella narrazione babilonese del diluvio, Utnapishtim offrì un sacrificio, una libazione, e bruciò "canna dolce, cedro e mirto" dopo aver lasciato l'imbarcazione. Voleva, in parte placare l'ira delle divinità adirate che avevano decretato la completa distruzione dell'umanità ed in parte esprimere la sua gratitudine al dio Ea per averlo risparmiato. In entrambe le narrazioni ricorre l'espressione "sentì". Prima di lasciare l'imbarcazione, come Noè, Utnapishtim mandò fuori degli uccelli: una colomba, sette giorni dopo che il battello era approdato sul M. Nisir, seguita da una rondine ed infine da un corvo.
La torre di Babele
La torre di Babele è illuminata dalle gigantesche montagne artificiali di mattoni seccati al sole nella Babilonia meridionale chiamate ziggurat (ziqquratu in assiro-babilonese, e significa "pinnacolo" o "cima di montagna"). Lo ziggurat più antico ritrovato (tra più di due dozzine conosciuti oggi) è nell'antica Uruk (Erec, Genesi 10:10; l'odierna Warka). Si trattava di un grande cumulo di argilla rinforzata all'esterno da mattoni ed asfalto (bitume), simile agli ziggurat di Borsippa, Ur e Babilonia. Costruiti a terrazze, alti da tre a sette piani, erano variopinti. Sul piano più alto erano collocati il santuario e l'immagine della divinità protettrice della città. La torre di Genesi 11 può ben essere stata uno dei primi tentativi di tali torri, un simbolo della rivolta e ribellione dell'uomo contro Dio. L'uso politeistico di torri successive, copie dell'originale, esemplificano la completa apostasia idolatra così caratteristica dei Sumeri e dei posteriori Babilonesi semitici della Pianura di Scinear.
Abramo nella Mesopotamia settentrionale
Evidenza del suo soggiorno. È venuta alla luce l'evidenza del soggiorno di Abramo intorno a Charan, (vedi note su Genesi 12:1, 2).
Le tavolette di Mari del XVIII sec. a.C., scoperte nel 1935, citano Nahor (Til-Nahiri, "la collina di Nahor") patria di Rebecca (Genesi 24:10). Città nei pressi di Charan sono Serug (l'assira Serugi, Genesi 11:20) e Til Turakhi, "collina di Terah". Peleg rievoca la posteriore Paliga sull'Eufrate. Paddam-Aram (Genesi 25:20) in aramaico è Paddana, "campo" o "pianura" di Aram. Reu (Genesi 11:20) corrisponde anche a nomi successivi di città nella valle del Medio Eufrate.
Note archeologiche
L'archeologia attesta l'antica datazione di Genesi 14, così come la sua accuratezza. Esempi di nomi arcaici di antiche località con note esplicative, apposte da scribi per renderli comprensivi alle generazioni successive, sono:
"Bela (che è Tsoar)", v. 2;
"La valle di Siddim (ch'è il Mar Salato)", v. 3;
"En-Mishpat (che è Kades)", v. 17;
"la valle di Shaveh (che è la Valle del re)", v. 17.
Le città di Hauran (Basan), Ashteroth e Karnaim, furono tutte occupate in questo antico periodo, come hanno mostrato gli esami dei loro siti archeologici (Tell, collina formata da detriti archeologici). La città di Ham è ritenuta da A. Jirku e W. F. Albright come corrispondente all'odierna Ham e risalente all'età del Bronzo Medio (2000 a.C. ca.). L'itinerario dei re invasori attraverso Hauran, il Galaad orientale e Moab, fino al S E della Palestina è stato dimostrato come storicamente verosimile per la scoperta di una linea di strati archeologici dell'età del Bronzo Antico e Medio che si estende lungo questo percorso; lì fu scoperta nel 1924 la città di Addar risalente all'età del Bronzo Antico e Medio. In seguito questo itinerario, chiamato la Via dei Re, fu famoso, ma dopo il 1200 a.C. sembra che sia stato abbandonato. Il bitume del Mar Morto e gli importanti depositi di rame e manganese di Edom e Madian sembrano essere stati il motivo dell'invasione originaria (dodici anni prima di Genesi 14, cfr. 14:4).
Carestie in Egitto
Esiste un'ampia evidenza di carestie in Egitto. Almeno due ufficiali egizi elencano tra le loro buone opere la distribuzione di cibo ai bisognosi "in ogni anno di scarsità".
Un'iscrizione (100 a.C. ca.) descrive proprio una carestia di sette anni ai giorni di Zoser, Faraone della III dinastia (2700 a.C. ca.). I titoli di "capo dei coppieri" e "capo dei panettieri" (Genesi 40:2) erano quelli degli ufficiali di palazzo menzionati nei documenti egiziani.
L'intera storia di Giuseppe è piena di dettagli corretti relativamente ai luoghi e ai tempi, così come in generale le narrazioni egiziane di Genesi ed Esodo.
Quando Potifar nominò Giuseppe "maggiordomo della sua casa" (Genesi 39:4), il titolo indicava una mansione diffusamente svolta nelle case della nobiltà egizia. Faraone diede a Giuseppe un ufficio con un titolo simile nell'amministrazione del regno (Genesi 41:46), corrispondente all'ufficio di viceré, cioè amministratore principale del paese, secondo in potere soltanto allo stesso Faraone. L'incarico di sovrintendente ai granai era di fondamentale importanza e fu adempiuto da Giuseppe in aggiunta alle sue responsabilità di primo ministro (vicerè). I doni fatti da Faraone a Giuseppe (Genesi 41:42, 43) in occasione del suo insediamento nell'ufficio erano completamente in armonia con le usanze egiziane.
L'Egitto
La storia biblica comincia in Babilonia, la "culla della civiltà" (Genesi 1-11). La storia d'Egitto, invece, non entra nella narrativa biblica se non dopo che questa ha già alle spalle migliaia di anni, al tempo di Abrahamo (ca. 2050 a.C.; da Genesi 12 in poi). L'Egitto fu fondato subito dopo il diluvio da Mitsraim, figlio di Cam. Le tavolette di El'Amarna indicano che i Cananei lo chiamavano Mitsri (Mitsraim era una forma duale che conservava l'antica divisione tra Alto Egitto, con capitale Menfi, e Basso Egitto, il Delta). Il periodo antico e predinastico si estende dal ca. 5000 al 3100 a.C.
Dodici delle trenta dinastie d'Egitto. Nel III sec. a.C. un sacerdote egiziano di nome Manetho ordinò la storia egiziana in 30 dinastie, da Menes, considerato il primo re dell'Egitto unito (ca. 3100 a.C.), fino alla conquista di Alessandro Magno, 332 a.C.
Le piramidi. Abrahamo vide probabilmente le piramidi quando si recò in Egitto, perché erano state costruite durante l'Antico Regno (dalla III alla VI dinastia, ca. 2700-2200 a.C.). Il famoso Imhotep costruì sotto Zoser, primo re della III dinastia, la nota "piramide a gradini" di Saccara, alta 58 m e precorritrice delle altre piramidi.
La grande piramide di Cheope (Khufu), della IV dinastia, è la più grande, costituita da 2. 300.000 blocchi di calcare del peso di circa 2 tonnellate e mezzo, con una base che occupa più di 5 ettari. Originariamente torreggiava per un'altezza di 150 m. Chefrem (Khafre), un successore di Cheope, eresse la seconda piramide a Gizeh. Sbalorditiva quasi quanto la grande piramide, si eleva per 136,5 m (sua altezza attuale), ed è solo leggermente inferiore all'attuale altezza della grande piramide. Ad E della seconda piramide si trova la grande sfinge, con il corpo da leone e la testa del re Chefrem con la consueta pettinatura e il cobra (uraeus), simbolo reale, avvolto in spire sulla sua fronte pronto a distruggere i nemici di faraone.
Testi delle piramidi. Le piramidi provano l'alto grado di civiltà della valle del Nilo e il forte governo centralizzato. I monarchi della V e VI dinastia costruirono un certo numero di piramidi più piccole a Saccara, contenenti iscrizioni scolpite note come "testi delle piramidi", che prospettano al re deceduto una vita felice dopo la morte alla presenza del dio sole. Nulla di più appropriato visto che le piramidi erano tombe che immortalavano la gloria dei re che le avevano costruite.
Primo periodo intermedio.
Al tempo di Abrahamo la gloria dell'Antico Regno era passata e le grandi piramidi erano testimoni silenziosi di quella potenza. Le dinastie VII-XI non ebbero un governo centrale forte. Le dinastie VII e VIII governarono a Menfi, le dinastie IX e X ad Eracleopoli, a S del Cairo.
Egitto: la terra e il popolo
Egitto. L'Egitto era una nazione larga da 3 a 50 km, situata lungo il corso del possente Nilo, a SO della Palestina, senza montagne rilevanti o fiumi che la dividessero, ad eccezione del piccolo wadi El Arish, "il torrente d'Egitto" (Numeri 34:5; Giosuè 15:4, 47). L'Egitto era il Nilo. La stretta fascia di terra alluvionale che il fiume fertilizzava era irrigata da un'inondazione annuale che la rendeva il granaio del mondo antico. La terra produttiva e il commercio via mare con la Siria-Palestina ed il resto della mezzaluna fertile riversarono in Egitto un costante flusso di beni e denaro. Il risultato fu una ricchezza favolosa concentrata nelle splendide corti di Tebe, Menfi e Akhetaton (Tell El'Amarna).
Città deposito. Queste città erano costruite per accogliere l'eccedenza di grano in tempi di abbondanza. Il lavoro forzato degli Ebrei fu usato per costruirne un certo numero, come Pithom (Tell Retabeh) e Raamses (Tanis). In queste città venivano anche immagazzinati beni locali e importati, oltre ad equipaggiamenti militari per le campagne in Siria-Palestina.
Popolo e lingua. Gli antichi Egiziani erano Camiti (Genesi 10:6), ma le successive migrazioni, prevalentemente di Semiti, lasciarono un'impronta sulla lingua e la cultura. L'antica scrittura era ideografica (geroglifici) e includeva rappresentazioni di oggetti comuni e simboli geometrici. Attraverso i secoli, il geroglifico fece gradualmente spazio, dall'VIII sec. a.C., ad un carattere corsivo popolare o "demotico". Nel 1799 fu scoperta la pietra di Rosetta, una stele scritta in egiziano antico (geroglifici), demotico e greco. La decifrazione della pietra ad opera di F. Champollion (1822) fornì la chiave per la comprensione dei georogrifici e pose il fondamento della egittologia moderna.
Egitto: sua storia e primo contatto con Israele
Il periodo delle origini e predinastico, ca. 5000-3100 a.C. Il Neolitico e culture posteriori precedettero l'unione del regno ad opera di Menes. Manetho, un sacerdote del III sec. a.C. scrisse una storia dell'Egitto dividendo il periodo storico del 2900-332 ca. a.C. in 30 dinastie reali.
Periodo dinastico antico, ca. 3100-2686 a.C. Menes regnò a Tini sotto Tebe. Tombe di re tiniti (I e II dinastia) nei pressi di Abydos sono state dissotterrate da Flinders Petrie.
Antico Regno, ca. 2686-2181 a.C., dinastie III-VI. La III e la IV dinastia segnarono l'epoca delle grandi piramidi e dei testi delle piramidi. Zoser (III dinastia) costruì la piramide a gradini di Saccara. Cheope, fondatore della IV dinastia, costruì la più grande delle piramidi a Gizeh (alta 150 m, 232 m per lato alla base, con l'occupazione di una superficie di più di 5 ettari. Chefrem, successore di Cheope, costruì la sfinge e la seconda grande piramide a Gizeh. I testi delle piramidi che trattano della vita futura dei re deceduti appartengono alla V e VI dinastia.
Primo periodo intermedio, ca. 2181-1991 a.C. Le dinastie VII-XI governarono a Menfi ed Eracleopoli, 125 km a S del Cairo. Questo fu un periodo di relativa debolezza. La visita di Abrahamo in Egitto avvenne durante questo periodo.
Medio Regno, ca. 1991-1786 a.C., XII dinastia. Fu governato da nativi tebani a Menfi e nel Fayum. Fu contemporaneo al periodo patriarcale in Palestina. Probabilmente in questo periodo Giuseppe divenne primo ministro. Giacobbe si trovò di fronte ad uno dei potenti governanti di questa stirpe, Amenemhet I-IV, o Sesostri I-III. Un'iscrizione sulla tomba di Khnumhotep II, un potente nobile di Sesostri II, descrive la visita di 37 asiatici sotto "lo sceicco della regione montuosa, Ibshe", richiamando alla nostra mente la visita in Egitto di Abrahamo e di Giacobbe.
Secondo periodo intermedio, ca. 1786-1567, dinastie XIII-XVII. Il forte Medio Regno fu seguito da un periodo di disordini sotto le dinastie XIII e XIV, a cui successero gli Hyksos, "sovrani dei paesi stranieri". Questi sovrani stranieri regnarono quasi 150 anni, dinastie XV e XVI, ad Avaris (Tanis) nel Delta. Introdussero cavalli e carri ed uno spirito bellicoso. Alcuni studiosi collocano il governo di Giuseppe in questo periodo.
Il Nuovo Regno, ca. 1567-1150 a.C., dinastie XVIII-XX. Fu il periodo in cui l'Egitto governò l'Oriente, l'apice della gloria faraonica. Fu il tempo della schiavitù degli Israeliti. Grandi faraoni di quest'epoca includono Amenhotep I (ca. 1546-1525), Tuthmosi I (ca. 1525-1512, Tuthmosi II (1512-1504), la regina Hatshepsut (ca. 1504-1482). In quest'epoca nacque Mosè. Tuthmosi III (ca. 1490-1436) fu un grande costruttore, conquistatore e schiavizzatore degli Israeliti, mentre Amenhotep II (ca. 1438-1425) fu probabilmente il faraone dell'Esodo. Sotto Tuthmosi IV si verificò un declino. Amenhotep III regnò nel 1417-1379 ca., chiamato il periodo di Amarna, seguito da Amenhotep IV (Akhenaton), ca. 1379-1362. La capitale fu Akhetaton (Tell El'Amarna). Le lettere di El'Amarna furono scoperte in questa capitale nel 1886. La ricca tomba di Tutankamen fu riportata alla luce nel 1922. Il periodo di El'Amarna fu forse contemporaneo al soggiorno di Israele nel deserto e alla conquista della Palestina.
Molti studiosi collocano l'Esodo e la Conquista sotto la XIX dinastia: Ramsete I (ca. 1319), Seti I (1318-1304), Ramsete II (ca. 1304-1237), Merneptah (ca. 1236-1222). Nella famosa stele di quest'ultimo, Israele viene menzionato per la prima volta nei documenti egiziani: "Il popolo di Israele è devastato, non ha più progenie".
La XX dinastia (ca. 1200-1085) ebbe circa dieci re di nome Ramsete. Ramsete III (ca. 1198-1167) fu il più grande. La XX dinastia fu contemporanea al periodo dei Giudici in Israele. Le dinastie XXI-XXX segnarono il declino.
Le rovine di Tebe
Tebe (in egiziano Net, la biblica No, in greco Tebai), fu la capitale della potente XVIII dinastia e probabilmente venne costruita con il lavoro degli schiavi israeliti. Le sue rovine sul Nilo, 550 km a SE del Cairo, vicino i moderni villaggi di Luxor e Karnak sono impressionanti.
Il magnifico tempio di Ammone, a Karnak, è una delle meraviglie del mondo e vi si accede attraverso un viale di sfingi. Il suo grande cortile misura 84 m per 103 m ed è attraversato da una doppia fila di colossali colonne. Il grande vestibolo o ipostilo, lungo 366 m e largo 107 m, era sostenuto da 134 colonne disposte su 16 file, di cui la fila centrale era alta 24 m ed aveva una circonferenza di 10 m. Splendidamente dipinto e scolpito, è un luminoso esempio dell'abilità architettonica egiziana. Un altro tempio di Ammone, situato a Luxor, proprio a S di Karnak, fu eretto da Amenhotep III e i suoi successori.
Sulla riva destra del Nilo, vicino il villaggio odierno di Medinet Habu, c'è il palazzo di Amenhotep III, i due colossi di Memnon (alti 19,5 m), il Raamaseum, un tempio di Ammone costruito da Ramsete II, un tempio di Tuthmosi III, e molte altre splendide rovine. Ammone (Ammon Ra) era il dio sole, con un potente culto concentrato a Tebe e contro cui si ribellò Akhenaton quando costruì El'Amarna.
Raamses (Tell el-Dab'a) era chiamata Pi-Ràamesé (casa di Ramsete, ca. 1300-1100 a.C.).
Il riferimento a questa città in Esodo 1:11 deve essere interpretato come la modernizzazione del nome arcaico di Tsoan-Avaris, dove secoli prima gli Israeliti oppressi lavorarono nella capitale degli Hyksos, costruita nel 1820 ca. a.C.
Si vedano anche:
Studio: dal monoteismo al politeismo
Storia e profezie della Bibbia riguardo al Cristo
Importanza e affidabilità della Bibbia
indietro | indice
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http://camcris.altervista.org/archeogen.html
tratte dal Commentario biblico di Merril F. Unger
Il racconto babilonese: le tavolette della creazione
Scoperta delle tavolette della creazione. Tra il 1848 e il 1876 furono scoperte le prime tavolette e frammenti di tavolette del racconto babilonese sulla creazione chiamato Enuma Elish. Scritti in caratteri cuneiformi, i sette canti dell'epopea furono incisi su sette tavolette e furono ricuperati dalla libreria di Ninive, la capitale dell'imperatore assiro Assurbanipal (669-626 a.C.). Questa versione, sebbene tardiva, nella sua forma politica risale ai giorni di Hammurabi il Grande (1792-1750 a.C.), ed ancora oltre ai Sumeri, i primi abitanti della Bassa Babilonia.
Similitudini e differenze con la Genesi. La narrazione babilonese e quella della Bibbia sono simili in quanto: (1) entrambe le narrazioni parlano di un oceano primordiale, anche se è dimostrato che l'ebraico tehom (l'abisso) non deriva dal mitologico Tiamat (cfr. TWOT, pagg. 2495-96). (2) Entrambe le narrazioni hanno un ordine simile di eventi - la luce, il firmamento, la terra asciutta, i luminari, l'uomo, e Dio o gli dèi di Babilonia che si riposano. (3) Entrambe le narrazioni hanno una predilizione per il numero sette, sette giorni, sette canti. Ma questa similarità è superficiale, e le differenze tra la grossolana versione politeistica babilonese e la narrazione della Genesi sono enormi. La narrazione babilonese è una versione corrotta di una tradizione originale, la verità della quale è stata garantita a Mosè per mezzo dell'ispirazione, liberandola così dalle sue incrostazioni politeistiche.
Altre tradizioni della creazione
Il mito di Adapa. Questo racconto della creazione venne scoperto su quattro frammenti cuneiformi, tre dei quali provenienti dalla libreria di Assurbanipal di Ninive (VII sec. a.C.) e il quarto dagli archivi dei re egiziani Amenhotep III e IV ad El'Amarna (XIV sec. a.C.). Questo racconto leggendario, anche se non proprio parallelo alla storia della caduta di Gen. 3 come talvolta affermato, contiene sorprendenti similarità, come ad esempio il "cibo della vita" corrispondente al frutto dell'albero della vita (Gen. 3:3, 22). Entrambi i racconti trattano il problema del perché l'uomo soffra e muoia, ma sono poli opposti riguardo l'argomento dell'effettiva caduta da uno stato di innocenza, di cui il mito di Adapa non sa nulla.
Il sigillo della tentazione ritrae due persone che siedono accanto ad un albero da frutta, e dietro una delle due la figura ritta di un serpente. Tuttavia questa non sembra una rappresentazione accurata della scena della tentazione, poiché entrambe le figure sono totalmente vestite, mentre in Gen. 2:25 viene detto esplicitamente che erano nude.
Il sigillo di Adamo ed Eva appartiene allo strato del IV millennio a.C. degli scavi di Tepe Gawra, vicino Ninive, ed ora si trova nell'Univerity Museum di Philadelphia. Questa piccola pietra scolpita, trovata nel 1932, mostra un uomo e una donna nudi ed avviliti, seguiti da un serpente, e dà l'idea dell'espulsione dall'Eden.
Tradizioni della caduta si trovano nel mondo tra i Cinesi, gli Indù, i Greci, i Persiani ed altri popoli e, come altri racconti della creazione e del diluvio, si riferiscono ad un effettivo evento storico, corrottosi nella trasmissione.
Durata della vita dei patriarchi prima del diluvio
È stato d'uso per i critici considerare la longevità dei patriarchi anteriori al diluvio come palesemente leggendaria o mitica. Secondo il prisma di Weld-Blundell, otto re antidiluviani regnarono sulle città meridionali della Mesopotamia: Eridu, Badtibira, Larak, Sippar e Shuruppak; il periodo del loro governo combinato ammontava a 241200 anni (il regno più breve era di 18600 anni, il più esteso di 43200 anni). Beroso, un sacerdote babilonese (III sec. a.C.), elenca dieci nomi in tutto (invece di otto) ed esagera ulteriormente la durata dei loro regni. Anche altre nazioni hanno tradizioni in cui viene presentata una longevità primordiale.
I nomi riportati dall'elenco reale sumerico e da quello di Beroso rappresentano evidentemente una tradizione corrotta dei fatti storici riportati in Genesi 5, oltre a fornire indicazioni extra-bibliche della maggiore longevità umana prima del diluvio.
Storia babilonese del diluvio
La storia babilonese del diluvio è conservata nell'undicesimo libro del famoso poema epico che va sotto il nome di "Ghilgamesh" - principale eroe della cultura sumero-babilonese - venuto alla luce a Kouyounjik (Ninive) nel 1853. Esso descrive un enorme battello con un dislocamento intorno alle 228500 tonnellate e con una struttura cubica. Sia nel racconto babilonese che in quello biblico si evidenziano principalmente il bitume o la pece per sigillare i punti di giuntura dell'imbarcazione. Entrambe le narrazioni affermano che la catastrofe fu divinamente decretata. Ma, in evidente contrasto con la narrazione monoteistica ebraica, quella babilonese è politeistica e non ha un adeguato concetto morale della causa del diluvio. Entrambe le narrazioni asseriscono che l'eroe del diluvio (Noè, Utnapishtim) venne istruito divinamente a costruire una grande barca per preservare la vita. Di tutte le narrazioni parallele extra-bibliche dell'antichità, che ci sono pervenute dalla vasta letteratura cuneiforme della valle del Tigri - Eufrate, quella più singolare rimane la narrazione babilonese del diluvio.
Sia la narrazione babilonese che quella biblica specificano la durata del diluvio. La narrazione pre-babilonese (sumera) parla di sette giorni e sette notti, la babilonese di sei giorni e sei notti. Il racconto biblico indica una durata di poco superiore ad un anno (371 giorni). La Bibbia sostiene il catastrofismo soprannaturale contro le moderne teorie naturalistiche dell'uniformità (II Pietro 3:5, 6).
Nella narrazione babilonese del diluvio, Utnapishtim offrì un sacrificio, una libazione, e bruciò "canna dolce, cedro e mirto" dopo aver lasciato l'imbarcazione. Voleva, in parte placare l'ira delle divinità adirate che avevano decretato la completa distruzione dell'umanità ed in parte esprimere la sua gratitudine al dio Ea per averlo risparmiato. In entrambe le narrazioni ricorre l'espressione "sentì". Prima di lasciare l'imbarcazione, come Noè, Utnapishtim mandò fuori degli uccelli: una colomba, sette giorni dopo che il battello era approdato sul M. Nisir, seguita da una rondine ed infine da un corvo.
La torre di Babele
La torre di Babele è illuminata dalle gigantesche montagne artificiali di mattoni seccati al sole nella Babilonia meridionale chiamate ziggurat (ziqquratu in assiro-babilonese, e significa "pinnacolo" o "cima di montagna"). Lo ziggurat più antico ritrovato (tra più di due dozzine conosciuti oggi) è nell'antica Uruk (Erec, Genesi 10:10; l'odierna Warka). Si trattava di un grande cumulo di argilla rinforzata all'esterno da mattoni ed asfalto (bitume), simile agli ziggurat di Borsippa, Ur e Babilonia. Costruiti a terrazze, alti da tre a sette piani, erano variopinti. Sul piano più alto erano collocati il santuario e l'immagine della divinità protettrice della città. La torre di Genesi 11 può ben essere stata uno dei primi tentativi di tali torri, un simbolo della rivolta e ribellione dell'uomo contro Dio. L'uso politeistico di torri successive, copie dell'originale, esemplificano la completa apostasia idolatra così caratteristica dei Sumeri e dei posteriori Babilonesi semitici della Pianura di Scinear.
Abramo nella Mesopotamia settentrionale
Evidenza del suo soggiorno. È venuta alla luce l'evidenza del soggiorno di Abramo intorno a Charan, (vedi note su Genesi 12:1, 2).
Le tavolette di Mari del XVIII sec. a.C., scoperte nel 1935, citano Nahor (Til-Nahiri, "la collina di Nahor") patria di Rebecca (Genesi 24:10). Città nei pressi di Charan sono Serug (l'assira Serugi, Genesi 11:20) e Til Turakhi, "collina di Terah". Peleg rievoca la posteriore Paliga sull'Eufrate. Paddam-Aram (Genesi 25:20) in aramaico è Paddana, "campo" o "pianura" di Aram. Reu (Genesi 11:20) corrisponde anche a nomi successivi di città nella valle del Medio Eufrate.
Note archeologiche
L'archeologia attesta l'antica datazione di Genesi 14, così come la sua accuratezza. Esempi di nomi arcaici di antiche località con note esplicative, apposte da scribi per renderli comprensivi alle generazioni successive, sono:
"Bela (che è Tsoar)", v. 2;
"La valle di Siddim (ch'è il Mar Salato)", v. 3;
"En-Mishpat (che è Kades)", v. 17;
"la valle di Shaveh (che è la Valle del re)", v. 17.
Le città di Hauran (Basan), Ashteroth e Karnaim, furono tutte occupate in questo antico periodo, come hanno mostrato gli esami dei loro siti archeologici (Tell, collina formata da detriti archeologici). La città di Ham è ritenuta da A. Jirku e W. F. Albright come corrispondente all'odierna Ham e risalente all'età del Bronzo Medio (2000 a.C. ca.). L'itinerario dei re invasori attraverso Hauran, il Galaad orientale e Moab, fino al S E della Palestina è stato dimostrato come storicamente verosimile per la scoperta di una linea di strati archeologici dell'età del Bronzo Antico e Medio che si estende lungo questo percorso; lì fu scoperta nel 1924 la città di Addar risalente all'età del Bronzo Antico e Medio. In seguito questo itinerario, chiamato la Via dei Re, fu famoso, ma dopo il 1200 a.C. sembra che sia stato abbandonato. Il bitume del Mar Morto e gli importanti depositi di rame e manganese di Edom e Madian sembrano essere stati il motivo dell'invasione originaria (dodici anni prima di Genesi 14, cfr. 14:4).
Carestie in Egitto
Esiste un'ampia evidenza di carestie in Egitto. Almeno due ufficiali egizi elencano tra le loro buone opere la distribuzione di cibo ai bisognosi "in ogni anno di scarsità".
Un'iscrizione (100 a.C. ca.) descrive proprio una carestia di sette anni ai giorni di Zoser, Faraone della III dinastia (2700 a.C. ca.). I titoli di "capo dei coppieri" e "capo dei panettieri" (Genesi 40:2) erano quelli degli ufficiali di palazzo menzionati nei documenti egiziani.
L'intera storia di Giuseppe è piena di dettagli corretti relativamente ai luoghi e ai tempi, così come in generale le narrazioni egiziane di Genesi ed Esodo.
Quando Potifar nominò Giuseppe "maggiordomo della sua casa" (Genesi 39:4), il titolo indicava una mansione diffusamente svolta nelle case della nobiltà egizia. Faraone diede a Giuseppe un ufficio con un titolo simile nell'amministrazione del regno (Genesi 41:46), corrispondente all'ufficio di viceré, cioè amministratore principale del paese, secondo in potere soltanto allo stesso Faraone. L'incarico di sovrintendente ai granai era di fondamentale importanza e fu adempiuto da Giuseppe in aggiunta alle sue responsabilità di primo ministro (vicerè). I doni fatti da Faraone a Giuseppe (Genesi 41:42, 43) in occasione del suo insediamento nell'ufficio erano completamente in armonia con le usanze egiziane.
L'Egitto
La storia biblica comincia in Babilonia, la "culla della civiltà" (Genesi 1-11). La storia d'Egitto, invece, non entra nella narrativa biblica se non dopo che questa ha già alle spalle migliaia di anni, al tempo di Abrahamo (ca. 2050 a.C.; da Genesi 12 in poi). L'Egitto fu fondato subito dopo il diluvio da Mitsraim, figlio di Cam. Le tavolette di El'Amarna indicano che i Cananei lo chiamavano Mitsri (Mitsraim era una forma duale che conservava l'antica divisione tra Alto Egitto, con capitale Menfi, e Basso Egitto, il Delta). Il periodo antico e predinastico si estende dal ca. 5000 al 3100 a.C.
Dodici delle trenta dinastie d'Egitto. Nel III sec. a.C. un sacerdote egiziano di nome Manetho ordinò la storia egiziana in 30 dinastie, da Menes, considerato il primo re dell'Egitto unito (ca. 3100 a.C.), fino alla conquista di Alessandro Magno, 332 a.C.
Le piramidi. Abrahamo vide probabilmente le piramidi quando si recò in Egitto, perché erano state costruite durante l'Antico Regno (dalla III alla VI dinastia, ca. 2700-2200 a.C.). Il famoso Imhotep costruì sotto Zoser, primo re della III dinastia, la nota "piramide a gradini" di Saccara, alta 58 m e precorritrice delle altre piramidi.
La grande piramide di Cheope (Khufu), della IV dinastia, è la più grande, costituita da 2. 300.000 blocchi di calcare del peso di circa 2 tonnellate e mezzo, con una base che occupa più di 5 ettari. Originariamente torreggiava per un'altezza di 150 m. Chefrem (Khafre), un successore di Cheope, eresse la seconda piramide a Gizeh. Sbalorditiva quasi quanto la grande piramide, si eleva per 136,5 m (sua altezza attuale), ed è solo leggermente inferiore all'attuale altezza della grande piramide. Ad E della seconda piramide si trova la grande sfinge, con il corpo da leone e la testa del re Chefrem con la consueta pettinatura e il cobra (uraeus), simbolo reale, avvolto in spire sulla sua fronte pronto a distruggere i nemici di faraone.
Testi delle piramidi. Le piramidi provano l'alto grado di civiltà della valle del Nilo e il forte governo centralizzato. I monarchi della V e VI dinastia costruirono un certo numero di piramidi più piccole a Saccara, contenenti iscrizioni scolpite note come "testi delle piramidi", che prospettano al re deceduto una vita felice dopo la morte alla presenza del dio sole. Nulla di più appropriato visto che le piramidi erano tombe che immortalavano la gloria dei re che le avevano costruite.
Primo periodo intermedio.
Al tempo di Abrahamo la gloria dell'Antico Regno era passata e le grandi piramidi erano testimoni silenziosi di quella potenza. Le dinastie VII-XI non ebbero un governo centrale forte. Le dinastie VII e VIII governarono a Menfi, le dinastie IX e X ad Eracleopoli, a S del Cairo.
Egitto: la terra e il popolo
Egitto. L'Egitto era una nazione larga da 3 a 50 km, situata lungo il corso del possente Nilo, a SO della Palestina, senza montagne rilevanti o fiumi che la dividessero, ad eccezione del piccolo wadi El Arish, "il torrente d'Egitto" (Numeri 34:5; Giosuè 15:4, 47). L'Egitto era il Nilo. La stretta fascia di terra alluvionale che il fiume fertilizzava era irrigata da un'inondazione annuale che la rendeva il granaio del mondo antico. La terra produttiva e il commercio via mare con la Siria-Palestina ed il resto della mezzaluna fertile riversarono in Egitto un costante flusso di beni e denaro. Il risultato fu una ricchezza favolosa concentrata nelle splendide corti di Tebe, Menfi e Akhetaton (Tell El'Amarna).
Città deposito. Queste città erano costruite per accogliere l'eccedenza di grano in tempi di abbondanza. Il lavoro forzato degli Ebrei fu usato per costruirne un certo numero, come Pithom (Tell Retabeh) e Raamses (Tanis). In queste città venivano anche immagazzinati beni locali e importati, oltre ad equipaggiamenti militari per le campagne in Siria-Palestina.
Popolo e lingua. Gli antichi Egiziani erano Camiti (Genesi 10:6), ma le successive migrazioni, prevalentemente di Semiti, lasciarono un'impronta sulla lingua e la cultura. L'antica scrittura era ideografica (geroglifici) e includeva rappresentazioni di oggetti comuni e simboli geometrici. Attraverso i secoli, il geroglifico fece gradualmente spazio, dall'VIII sec. a.C., ad un carattere corsivo popolare o "demotico". Nel 1799 fu scoperta la pietra di Rosetta, una stele scritta in egiziano antico (geroglifici), demotico e greco. La decifrazione della pietra ad opera di F. Champollion (1822) fornì la chiave per la comprensione dei georogrifici e pose il fondamento della egittologia moderna.
Egitto: sua storia e primo contatto con Israele
Il periodo delle origini e predinastico, ca. 5000-3100 a.C. Il Neolitico e culture posteriori precedettero l'unione del regno ad opera di Menes. Manetho, un sacerdote del III sec. a.C. scrisse una storia dell'Egitto dividendo il periodo storico del 2900-332 ca. a.C. in 30 dinastie reali.
Periodo dinastico antico, ca. 3100-2686 a.C. Menes regnò a Tini sotto Tebe. Tombe di re tiniti (I e II dinastia) nei pressi di Abydos sono state dissotterrate da Flinders Petrie.
Antico Regno, ca. 2686-2181 a.C., dinastie III-VI. La III e la IV dinastia segnarono l'epoca delle grandi piramidi e dei testi delle piramidi. Zoser (III dinastia) costruì la piramide a gradini di Saccara. Cheope, fondatore della IV dinastia, costruì la più grande delle piramidi a Gizeh (alta 150 m, 232 m per lato alla base, con l'occupazione di una superficie di più di 5 ettari. Chefrem, successore di Cheope, costruì la sfinge e la seconda grande piramide a Gizeh. I testi delle piramidi che trattano della vita futura dei re deceduti appartengono alla V e VI dinastia.
Primo periodo intermedio, ca. 2181-1991 a.C. Le dinastie VII-XI governarono a Menfi ed Eracleopoli, 125 km a S del Cairo. Questo fu un periodo di relativa debolezza. La visita di Abrahamo in Egitto avvenne durante questo periodo.
Medio Regno, ca. 1991-1786 a.C., XII dinastia. Fu governato da nativi tebani a Menfi e nel Fayum. Fu contemporaneo al periodo patriarcale in Palestina. Probabilmente in questo periodo Giuseppe divenne primo ministro. Giacobbe si trovò di fronte ad uno dei potenti governanti di questa stirpe, Amenemhet I-IV, o Sesostri I-III. Un'iscrizione sulla tomba di Khnumhotep II, un potente nobile di Sesostri II, descrive la visita di 37 asiatici sotto "lo sceicco della regione montuosa, Ibshe", richiamando alla nostra mente la visita in Egitto di Abrahamo e di Giacobbe.
Secondo periodo intermedio, ca. 1786-1567, dinastie XIII-XVII. Il forte Medio Regno fu seguito da un periodo di disordini sotto le dinastie XIII e XIV, a cui successero gli Hyksos, "sovrani dei paesi stranieri". Questi sovrani stranieri regnarono quasi 150 anni, dinastie XV e XVI, ad Avaris (Tanis) nel Delta. Introdussero cavalli e carri ed uno spirito bellicoso. Alcuni studiosi collocano il governo di Giuseppe in questo periodo.
Il Nuovo Regno, ca. 1567-1150 a.C., dinastie XVIII-XX. Fu il periodo in cui l'Egitto governò l'Oriente, l'apice della gloria faraonica. Fu il tempo della schiavitù degli Israeliti. Grandi faraoni di quest'epoca includono Amenhotep I (ca. 1546-1525), Tuthmosi I (ca. 1525-1512, Tuthmosi II (1512-1504), la regina Hatshepsut (ca. 1504-1482). In quest'epoca nacque Mosè. Tuthmosi III (ca. 1490-1436) fu un grande costruttore, conquistatore e schiavizzatore degli Israeliti, mentre Amenhotep II (ca. 1438-1425) fu probabilmente il faraone dell'Esodo. Sotto Tuthmosi IV si verificò un declino. Amenhotep III regnò nel 1417-1379 ca., chiamato il periodo di Amarna, seguito da Amenhotep IV (Akhenaton), ca. 1379-1362. La capitale fu Akhetaton (Tell El'Amarna). Le lettere di El'Amarna furono scoperte in questa capitale nel 1886. La ricca tomba di Tutankamen fu riportata alla luce nel 1922. Il periodo di El'Amarna fu forse contemporaneo al soggiorno di Israele nel deserto e alla conquista della Palestina.
Molti studiosi collocano l'Esodo e la Conquista sotto la XIX dinastia: Ramsete I (ca. 1319), Seti I (1318-1304), Ramsete II (ca. 1304-1237), Merneptah (ca. 1236-1222). Nella famosa stele di quest'ultimo, Israele viene menzionato per la prima volta nei documenti egiziani: "Il popolo di Israele è devastato, non ha più progenie".
La XX dinastia (ca. 1200-1085) ebbe circa dieci re di nome Ramsete. Ramsete III (ca. 1198-1167) fu il più grande. La XX dinastia fu contemporanea al periodo dei Giudici in Israele. Le dinastie XXI-XXX segnarono il declino.
Le rovine di Tebe
Tebe (in egiziano Net, la biblica No, in greco Tebai), fu la capitale della potente XVIII dinastia e probabilmente venne costruita con il lavoro degli schiavi israeliti. Le sue rovine sul Nilo, 550 km a SE del Cairo, vicino i moderni villaggi di Luxor e Karnak sono impressionanti.
Il magnifico tempio di Ammone, a Karnak, è una delle meraviglie del mondo e vi si accede attraverso un viale di sfingi. Il suo grande cortile misura 84 m per 103 m ed è attraversato da una doppia fila di colossali colonne. Il grande vestibolo o ipostilo, lungo 366 m e largo 107 m, era sostenuto da 134 colonne disposte su 16 file, di cui la fila centrale era alta 24 m ed aveva una circonferenza di 10 m. Splendidamente dipinto e scolpito, è un luminoso esempio dell'abilità architettonica egiziana. Un altro tempio di Ammone, situato a Luxor, proprio a S di Karnak, fu eretto da Amenhotep III e i suoi successori.
Sulla riva destra del Nilo, vicino il villaggio odierno di Medinet Habu, c'è il palazzo di Amenhotep III, i due colossi di Memnon (alti 19,5 m), il Raamaseum, un tempio di Ammone costruito da Ramsete II, un tempio di Tuthmosi III, e molte altre splendide rovine. Ammone (Ammon Ra) era il dio sole, con un potente culto concentrato a Tebe e contro cui si ribellò Akhenaton quando costruì El'Amarna.
Raamses (Tell el-Dab'a) era chiamata Pi-Ràamesé (casa di Ramsete, ca. 1300-1100 a.C.).
Il riferimento a questa città in Esodo 1:11 deve essere interpretato come la modernizzazione del nome arcaico di Tsoan-Avaris, dove secoli prima gli Israeliti oppressi lavorarono nella capitale degli Hyksos, costruita nel 1820 ca. a.C.
Si vedano anche:
Studio: dal monoteismo al politeismo
Storia e profezie della Bibbia riguardo al Cristo
Importanza e affidabilità della Bibbia
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